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	<title>Iris Wellness</title>
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		<title>Dermatique il nuovo antirughe</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 22:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarapannullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[crema antirughe]]></category>
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		<description><![CDATA[Dermatique è un prodotto antirughe innovativo importato dagli USA a base di Tiroxina e vitamina A. Dermatique è stato presentato in Italia al Congresso Nazionale Medicina Estetica edizione 2007 e ha già riscosso successo tra il pubblico italiano. Importanti specialisti in medicina estetica internazionali hanno apprezzato le proprietà di Dermatique e la consigliano quotidianamente. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-917" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/dermatique-100vs.jpg" alt="dermatique-100vs" width="209" height="279" /></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Dermatique è un prodotto antirughe innovativo importato dagli USA a base di Tiroxina e vitamina A. Dermatique è stato presentato in Italia al Congresso Nazionale Medicina Estetica edizione 2007 e ha già riscosso successo tra il pubblico italiano.<br />
Importanti specialisti in medicina estetica internazionali hanno apprezzato le proprietà di Dermatique e la consigliano quotidianamente.</p>
<p>La crema antirughe Dermatique deve la sua efficacia all&#8217;innovativa formulazione che combina l&#8217;azione della tiroxina, ormone prodotto dalla tiroide che regola il metabolismo cellulare, a quella della vitamina A, particolarmente apprezzata per le proprietà rigeneranti per la pelle, e di altri principi idratanti e nutrienti. La formulazione ottenuta è un prodotto cosmetico efficace nel trattamento di diversi inestetismi della pelle e un&#8217;innovativa crema antirughe, che agisce stimolando il naturale rinnovamento cellulare rallentato con l&#8217;età.<br />
I primi effetti dell&#8217;applicazione quotidiana della crema antirughe Dermatique sono visibili già dopo pochi giorni e diventano molto soddisfacenti dopo 3-4 settimane di utilizzo.</p>
<p>Dermatique ha riscosso molto successo sin dall&#8217;inizio.</strong></p>
<p><strong>Chiara Pannullo<img class="alignnone size-full wp-image-918" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/dermatique-100vs1.jpg" alt="dermatique-100vs1" width="209" height="279" /></strong></p>
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		<title>Se non vuoi l&#8217;infarto, lavati i denti tre volte al giorno</title>
		<link>http://iriswellness.it/2010/07/10/se-non-vuoi-linfarto-lavati-i-denti-tre-volte-al-giorno/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 21:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarapannullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[denti curati e splendenti]]></category>
		<category><![CDATA[fibrinogeno]]></category>
		<category><![CDATA[gengive sane e forti]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia dentale]]></category>
		<category><![CDATA[tre volte al giorno]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina C reattiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin da bambini c&#8217; hanno insegnato che la regola più importante per avere denti curati e splendenti, oltre che gengive sane e forti, è lavarsi i denti dopo ogni pasto e che occorre “strofinarli” con energia e spazzolare tutta l&#8217;arcata dentaria così da non lasciare residui di cibo ed evitare il rischio di tartaro, gengiviti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-913" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/704904_adobe_id_164asp944058233443.jpg" alt="164ASP944058233-443" width="350" height="234" /></strong></p>
<p><strong>Fin da bambini c&#8217; hanno insegnato che la regola più importante per avere </strong><strong>denti curati e splendenti</strong><strong>, oltre che </strong><strong>gengive sane e forti</strong><strong>, è lavarsi i denti dopo ogni pasto e che occorre “strofinarli” con energia e spazzolare tutta l&#8217;arcata dentaria così da non lasciare residui di cibo ed evitare il rischio di tartaro, gengiviti e stomatiti.</strong></p>
<p align="justify"><strong>Ma chi l&#8217;avrebbe immaginato che la sana e vecchia abitudine di “impugnare” spazzolino e dentifricio soprattutto la mattina e la sera </strong>(il lavaggio più importante del giorno è quello <strong>prima di andare a dormire</strong>, perchè gli acidi che si formano nella bocca hanno tutta la notte per agire e creare danni, come intaccare lo smalto),</p>
<p align="justify"><strong>c&#8217;avrebbe messo messo a riparo il cuore</strong> dal <strong>rischio di malattie cardiache.</strong></p>
<p align="justify">Questa tesi è sostenuta da di una ricerca dell&#8217;University College London (Gran Bretagna), diretta dal professor Richard Watt e pubblicata sul &#8220;British Medical Journal&#8221; (BMJ).</p>
<p align="justify">Il professor Watt e il suo team si sono basati nel formulare questa tesi da analisi precedenti che evidenziavano un legame tra cattiva igiene orale e le malattie come l&#8217;arteriosclerosi.</p>
<p align="justify">Gli studiosi hanno preso in esame 11.000 adulti per 8 anni, incrociando i dati relativi ad igiene orale con quelli relativi alle malattie cardiovascolari.</p>
<p align="justify">Naturalmente si è tenuto conto anche di altri fattori importanti e scatenanti come il fumo e l’obesità. I campioni di sangue prelevati evidenziavano, nelle persone con scarsa igiene orale, la presenza di livelli più elevati di proteine infiammatorie, decisive nel cerare rischio di problemi al cuore. </p>
<p align="justify">I ricercatori dell’University College di Londra, che hanno condotto la ricerca, hanno rilevato che il lavarsi non quotidianamente o male i denti favorisce lo sviluppo di batteri nel cavo orale e questo perché aumentano i livelli di proteine infiammatorie nel sangue che sono la causa di processi infettivi che scatenerebbero anche infarti.</p>
<p align="justify">Gli scienziati grazie all&#8217;ausilio di numerosi volontari che si sono sottoposti a diversi esami prima e dopo <strong>la pulizia dentale</strong>, hanno mostrato che la corretta abitudine di un&#8217;efficace e quotidiana igiene dentale ripristina i valori di <strong>fibrinogeno</strong> e di <strong>vitamina C reattiva</strong> nell’organismo. </p>
<p align="justify">Chiara Pannullo</p>
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		<title>Disfunzione erettile: &#8220;Basta Scuse&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 21:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarapannullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Basta Scuse]]></category>
		<category><![CDATA[campagna internazionale di informazione]]></category>
		<category><![CDATA[DE]]></category>
		<category><![CDATA[defaillance]]></category>
		<category><![CDATA[disfunzione erettile]]></category>
		<category><![CDATA[patologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sotto le lenzuola la prestazione di lui non è stata brillante? Può succedere. Anzi, prima o poi capita a tutti. Se poi si va a indagare sul perché, la colpa è di solito attribuita allo stress, oppure alla stanchezza eccessiva e all&#8217;ansia &#8220;da palcoscenico&#8221;, o meglio ancora, la responsabilità viene attribuita alla partner, troppo esigente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sotto le lenzuola la prestazione di lui non è stata brillante? Può succedere. Anzi, prima o poi capita a tutti. Se poi si va a indagare sul perché, la colpa è di solito attribuita allo stress, oppure alla stanchezza eccessiva e all&#8217;ansia &#8220;da palcoscenico&#8221;, o meglio ancora, la responsabilità viene attribuita alla partner, troppo esigente e poco appassionata. Eppure il problema del flop sotto le lenzuola riguarda una fetta non trascurabile della popolazione adulta maschile, tanto che il problema è da prendere in seria considerazione.</p>
<p>La defaillance nel talamo si chiama in termini medici Disfunzione Erettile, spesso indicata con la sigla DE: si tratta di una vera patologia che in Italia riguarda oltre tre milioni e mezzo di uomini, ossia un maschio adulto su otto. Tutti, più o meno, sono portati a trovare una scusa che giustifichi la prestazione non all&#8217;altezza, sia ai propri occhi sia a quelli della partner. La giustificazione più frequente è lo stress della vita quotidiana, come sostiene il 52% dei maschi, a cui seguono la stanchezza e l&#8217;ansia da prestazione (38% delle risposte) e la mancata intesa con la partner sessuale (27%). Non mancano altre scuse, come l&#8217;eccesso di alcol, l&#8217;alimentazione sregolata e la preoccupazione per la propria salute. A farne un quadro preciso è l&#8217;ISPO,  Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione, che ha interpellato in questo senso 300 uomini italiani tra i 30 e i 70 anni che nella propria vita, abbiano riscontrato almeno un episodio di DE.</p>
<p>&#8220;Da ciò si evince come i maschi italiani tendano a motivare i propri, eventuali, problemi di erezione con giustificazioni di tipo psicologico &#8211; spiega <strong>Renato Mannheimer</strong>, Presidente ISPO &#8211; piuttosto che riconoscere alcuni, possibili, errori comportamentali. Che sarebbe come dire: la colpa del mio problema non è riferibile a qualcosa di concreto, e proprio per questo faccio più fatica a rivolgermi ad un medico&#8221;.  Eppure, il fatto di nascondersi dietro a giustificazione più o meno plausibili significa di fatto rassegnarsi e accettare come inevitabili le proprie difficoltà sessuali. Proprio per combattere questo tipo di atteggiamento è stata varata la campagna internazionale di informazione <strong>&#8220;Basta Scuse&#8221;,</strong> rivolta agli uomini tra i 40 e 70 anni e con sintomi di DE. La campagna, che oltre all&#8217;Italia interessa altri 13 Paesi europei, si svolge con il contributo incondizionato della multinazionale farmaceutica Eli Lilly.</p>
<p> </p>
<p>Contro la DE scendono in campo tutte insieme anche le tre grandi società scientifiche italiane coinvolte nella promozione della salute maschile e del benessere sessuale della coppia: SIA (Società Italiana di Andrologia), SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e SIU (Società Italiana di Urologia), che con l&#8217;iniziativa &#8220;Basta Scuse&#8221; si alleano per promuovere l&#8217;informazione e anche la prevenzione, attraverso un&#8217;offerta itinerante di visite gratuite.</p>
<p>Tra le numerose attività previste, si comincia con un &#8220;truck tour&#8221; che, dal 4 all&#8217;11 giugno, girerà per l&#8217;Italia, sostando nelle piazze di otto città e offrendo direttamente sul posto consulenze personali gratuite. &#8220;Si tratta di un TIR concepito come un vero e proprio studio medico itinerante &#8211; precisa <strong>Carlo Foresta</strong>, Presidente eletto SIAMS &#8211; per una prima consulenza mirata al problema, per l&#8217;uomo e per la coppia. Per questo, in occasione del lancio della campagna, abbiamo voluto portare gli specialisti direttamente a contatto con i potenziali pazienti, nelle piazze di Palermo, Napoli, Bari, Roma, Firenze, Milano, Torino e Verona&#8221;. </p>
<p>Chiara Pannullo</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-910" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/impotenza1.png" alt="impotenza1" width="300" height="200" /></p>
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		<title>Una scoperta scientifica sostiene che il caffè non tiene svegli</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 21:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarapannullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[adenosina]]></category>
		<category><![CDATA[americano]]></category>
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		<description><![CDATA[   Il caffè non tiene svegli, lo sostengono otto studiosi inglesi e tedeschi, che hanno pubblicato una ricerca sulla rivista Neuropsychopharmacology, per cui gli effetti stimolanti del caffè sarebbero soltanto un’illusione. Gli esperimenti sono stati condotti su 379 persone, di cui 162 bevono tra zero e una tazza di caffè al giorno e 217 ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-906" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/caffe2.jpg" alt="caffe2" width="350" height="281" /></p>
<p> </p>
<p> Il caffè non tiene svegli, lo sostengono otto studiosi inglesi e tedeschi, che hanno pubblicato una ricerca sulla r<strong>ivista Neuropsychopharmacology</strong>, per cui gli effetti stimolanti del caffè sarebbero soltanto un’illusione.</p>
<p>Gli esperimenti sono stati condotti su 379 persone, di cui 162 bevono tra zero e una tazza di caffè al giorno e 217 ne consumano tra una e sei.</p>
<p>A tutti i partecipanti al test è stato chiesto di astenersi dalla bevanda calda per 16 ore. A metà delle persone, estratte a sorte, è quindi stata data una tazza da 100 milligrammi di caffeina (ovvero una tazza di caffè lungo, detto anche americano), e dopo un’ora e mezza altri 150 milligrammi.</p>
<p>Agli altri invece è stata invece offerta una bevanda placebo senza caffeina, ma con identico colore e aroma del caffè. I ricercatori hanno quindi analizzato il grado di capacità di attenzione, ansia e mal di testa dei partecipanti. Dopo avere assunto la bevanda placebo, chi era assuefatto al caffè osservava un calo di attenzione e un aumento del mal di testa.</p>
<p>Se invece era stato offerto loro del caffè vero, non riportavano né un calo di attenzione né un incremento del mal di testa. Tuttavia, il loro livello di attenzione non era superiore a quello di coloro che abitualmente non bevono caffè o ne consumano poco, e cui era stato dato del placebo.</p>
<p align="justify"><a name="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></a>In base a ciò che la ricerca ha realizzato infatti, chi beve abitualmente il caffè sviluppa un’assuefazione agli effetti della caffeina, sia per quanto riguarda l’ansia, sia come stimolo nervoso.</p>
<p align="justify">Considerata dunque la maggiore propensione all’ansietà e l’incremento della pressione arteriosa che provoca nei suoi consumatori abituali, il caffè non produrrebbe quindi nessun beneficio in chi lo beve.</p>
<p align="justify">Secondo i ricercatori inglesi, gran parte degli effetti della caffeina sono mediati dal suo stimolo su alcuni recettori cerebrali, quelli cioè dell’adenosina. Ma i ricercatori sono voluti andare oltre, analizzando a fondo anche i geni che potrebbero rendere più o meno sensibili alla caffeina. Scoprendo così che le persone più predisposte all’ansia non rifuggono affatto il caffè, anzi tendono a berne di più.</p>
<p align="justify"> Inoltre, basta poco per produrre l’effetto dipendenza. Sono infatti sufficienti un paio di tazzine al giorno, per non risentire più delle conseguenze ansiogene del caffè. Ma dopo meno di un giorno di “astinenza”, si inizia già a sentire il mal di testa e una riduzione della lucidità mentale, con il cervello intorpidito. La soglia “di non ritorno” per generare la dipendenza è pari inoltre a quattro espressi al giorno. Sostiene uno dei curatori della ricerca, il professor <strong>Peter Rogers</strong>, del dipartimento di Psicologia sperimentale dell’Università di Bristol, “a<em>nche se i consumatori abituali ritengono che il caffè produca su di loro un effetto eccitante, le prove raccolte durante il test suggeriscono che in realtà questo è soltanto il risultato contrario della stanchezza che provano quando si astengono a lungo dal berlo</em>”.</p>
<p align="justify">Chiara Pannullo</p>
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		<title>Il Binge Eating Disorder</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 21:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarapannullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia nervosa]]></category>
		<category><![CDATA[binge eating disorder]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo alimentare del terzo millennio]]></category>
		<category><![CDATA[malattie nervose]]></category>

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		<description><![CDATA[  Il Binge Eating Disorder è un disturbo molto simile alla bulimia anche se con la peculiarità di una maggiore compulsione reiterata. Invece per il Dott. Luca Saita, psicologo sistemico relazionale “E&#8217; una delle ultime &#8216;invenzioni&#8217; diagnostico-descrittive &#8211; E spiega &#8211; “una certa branca della psichiatria e della psicologia clinica viene detta descrittiva, in quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-902" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/anoressia_e_bulimia.jpg" alt="anoressia_e_bulimia" width="324" height="324" /></p>
<p> </p>
<p>Il Binge Eating Disorder è un disturbo molto simile alla bulimia anche se con la peculiarità di una maggiore compulsione reiterata.</p>
<h2 style="font-weight: normal"><a name="art_interno1"></a>Invece per il <strong>Dott. Luca Saita</strong>, psicologo sistemico relazionale “<em>E&#8217; una delle ultime &#8216;invenzioni&#8217; diagnostico-descrittive &#8211; E spiega &#8211; “una certa branca della psichiatria e della psicologia clinica viene detta descrittiva, in quanto si limita a descrivere i sintomi. Questo era (ed è) utile in quanto per ogni patologia si può prescrivere un certo farmaco. Sotto un punto di vista clinico e psicodinamico è utile solo ai fini di una diagnosi, in quanto poi per intervenire con una terapia, se una persona mangia e poi vomita, oppure se mangia e poi si purga, oppure se mangia e poi vomita dopo due giorni, o non vomita affatto, non è che questo faccia poi una differenza così fondamentale. Un grande terapeuta, Salvador Minuchin, dice che bisogna leggere i problemi delle persone in termini piu&#8217; &#8220;umani&#8221; e meno tecnici possibile, in quanto una definizione tecnica del problema non aiuta le persone a capire. Per il mio punto di vista il B.E.D. è l&#8217;ennesimo nuovo nome per descrivere cosa vecchie, inventato per fini più commerciali che altro. Andava già più che bene la definizione di disturbi alimentari”</em>. </h2>
<p align="justify">E per quanto riguarda il fatto che venga <strong>&#8220;il disturbo alimentare del terzo millennio&#8221;, sostiene che ciò accade “</strong><em>p</em><em>erchè l&#8217;hanno inventato nel terzo millennio. Fa parte della &#8216;moda&#8217; del momento. Siamo nell&#8217;era del marketing, anch</em><em>e sulla salute mentale si fa marketing. Un nuovo disturbo fa &#8216;vendere&#8217; di più. Nuove terapie, nuovi centri, nuovi &#8216;malati&#8217;. Siamo nel modello americano oramai. Ci siamo dimenticati quello che i greci ed i romani avevano inventato millenni fa: l&#8217;attenzione per la cura dell&#8217;anima</em>”. Gli scompensi dunque sono gli stessi della bulimia, visto che di di fatto non ci sono differenze. Inoltre in questi soggetti e quindi bulimici, esiste una reale difficoltà a riconoscere le emozioni e a livello fisico e a livello sessuale<strong>.</strong></p>
<p align="justify">Per questo tanti stimoli non si percepiscono, o vengono annegati nel cibo: le soddisfazioni sessuali si prendono mangiando. </p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Perché si possa parlare di Binge Eating Disorder occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">le abbuffate devono avvenire almeno due volte alla settimana;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">devono verificarsi per un periodo di almeno sei mesi;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">in genere sono indipendenti dallo stimolo della fame;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">quasi sempre avvengono in solitudine;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">il soggetto non trova gratificazione, ma prova un senso di colpa;</p>
</li>
<li>non esistono meccanismi di compensazione (come nella bulimia: vomito, lassativi, esagerato esercizio fisico).</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm">A causa dell&#8217;ultimo punto il soggetto è in netto sovrappeso. Infatti il Binge Eating Disorder sembra colpire il 2-3% della popolazione, ma il 30% degli obesi. In genere non colpisce adolescenti, ma soggetti fra i 30 e i 40 anni.<br />
<strong>Le cause</strong> – Ci sono solo ipotesi. La più gettonata è che il Binge Eating Disorder sia legato a uno stato depressivo del soggetto anche se non è chiaro se sia la depressione a innescare il Binge Eating Disorder o il contrario. Di certo un umore negativo (rabbia, frustrazione, noia ecc.) facilita la patologia. Capire le cause è molto importante perché a seconda della causa si può scegliere il terapeuta adatto. Dal punto di vista psicologico il soggetto affetto da Binge Eating Disorder avrebbe una scarsa autostima di sé e l&#8217;abbuffata non sarebbe che il modo per riempire il proprio vuoto interiore.<br />
Sicuramente sono cause plausibili, ma non del tutto provate. A mio avviso le cause del Binge Eating Disorder possono essere meglio capite se si esaminano gli attuali risultati nella cura della malattia. Infatti, come è spiegato più avanti, una delle strade più promettenti è quella dell&#8217;impiego degli inibitori della ricaptazione della serotonina; storditi dagli effetti metabolici del cibo (frutto dell&#8217;azione di insulina e glucagone), ci si è ultimamente dimenticati degli aspetti psichici. <em>L&#8217;assunzione di cibi appetibili (in particolare carboidrati: classico l&#8217;esempio della Nutella) favorisce la produzione di serotonina: il cibo diventa cioè un antidepressivo naturale</em>. Logico pensare che in alcuni soggetti possa scattare un meccanismo di compensazione: la serotonina prodotta dà benessere e ciò ci spinge ad assumere altro cibo, finché il meccanismo si blocca e il soggetto, realizzando la sua situazione, ricade nel senso di colpa.<br />
<strong>La NES (Night-eating syndrome)</strong> – La mia tesi  può essere ulteriormente avvalorata dalla sindrome dei mangiatori notturni, studiata per la prima volta nel 1955 da Albert Stunkard: alcuni soggetti presentano le stesse caratteristiche del Binge Eating Disorder, ma le loro abbuffate avvengono solo di notte. Dopo circa 40 anni di studi, Stunkard è giunto alla conclusione (1999) che in tali soggetti esiste un&#8217;inversione del ritmo ormonale giorno-notte (melatonina che influisce sul sonno e leptina che influisce sull&#8217;appetito). Chi soffre di NES non sarebbe altro che un soggetto affetto da Binge Eating Disorder con ritmo giorno-notte invertito. Anche per chi soffre di NES si sono ottenuti risultati con le stesse cure impiegate nel Binge Eating Disorder.<br />
<strong>I casi &#8220;mascherati&#8221;</strong> – In realtà probabilmente il Binge Eating Disorder non è altro che una condizione permanente di una situazione che può riguardare tutti. L&#8217;eccessiva gratificazione del cibo (a causa dei processi ormonali antidepressivi che si innescano) per contrastare una situazione potenzialmente depressiva è sicuramente non patologica e comune a molte persone. Addirittura alcuni soggetti non riescono a evitare il sovrappeso solo perché incorrono periodicamente nel fenomeno dell&#8217;abbuffata antidepressiva. Ovvio che se hanno una coscienza salutista riescono a limitare le occorrenze e assumono un comportamento non patologico.<br />
<strong>Le cure farmacologiche</strong> – Le cure sono di due tipi, psicologiche e farmacologiche. Queste ultime si basano su antidepressivi (i serotoninergici, cioè gli inibitori della ricaptazione della serotonina come il citalopram o la paroxetina). Funzionano bene, ma hanno il difetto che dopo pochi mesi i risultati si attenuano.<br />
<strong>Le cure psicologiche</strong> – Diventano pertanto indispensabili le cure psicologiche, basate sul controllo dell&#8217;assunzione di cibo con una variazione delle abitudini alimentari fino ad arrivare a una vera e propria coscienza alimentare. Raggiunto quest&#8217;ultimo stadio il soggetto è in grado di limitare le abbuffate, diventando un caso &#8220;mascherato&#8221;. Ovviamente, se nel frattempo la personalità o il vissuto evolvono positivamente, verranno anche rimosse tutte le cause all&#8217;origine della depressione, rendendo inutile il meccanismo di compenso che è alla base del Binge Eating Disorder.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Chiara Pannullo</p>
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		<title>Una nuova prospettiva di cura per la sclerosi multipla</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 21:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarapannullo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-899" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/sclero2.jpg" alt="sclero2" width="406" height="322" /></p>
<p>l consigliere regionale di Cittadini-Libertà Civica, Alunni Barbarossa, riferendosi al nuovo intervento di angioplastica messo a punto dall&#8217;equipe del professor Paolo Zamboni dell&#8217;Università di Ferrara e dal dottor Fabrizio Salvi dell&#8217;Ospedale Bellaria di Bologna, aveva chiesto alla <strong>Giunta del Fvg di avviare e inserire la regione nello studio terapico multicentrico e randomizzato in corso su questa patologia</strong>. </p>
<p>Questo intervento apre una nuova prospettiva di cura per la sclerosi multipla, con effetti collaterali quasi nulli e costi ridottissimi, correlandola a un problema vascolare cronico, definito come insufficienza venosa cronica cerebrospinale. </p>
<p>Spiega il consigliere che &#8220;<em>Questa malattia cronica, progressiva e altamente invalidante, una delle più gravi del sistema nervoso centrale, colpisce in Italia più di 58.000 persone e nel Friuli Venezia Giulia alcune centinaia. Attualmente la cura si basa su terapie a base di interferoni e di immunosoppressori, che hanno pesanti effetti collaterali e risultano efficaci solo su circa 1/3 dei pazienti, con costi molto alti</em>&#8220;. </p>
<p>In concomitanza con il prof. Zamboni si sono già attivati gli assessorati della Salute di Sicilia, Veneto, Lombardia e Piemonte chiedendone la disponibilità. </p>
<p>Conclude Alunni Barbarossa &#8220;<em>Nella sua risposta, l&#8217;assessore Kosic ha spiegato come la Società italiana di neurologia si sia già attivata, insieme alla Fondazione italiana sclerosi multipla, per definire le linee operative in cui sviluppare le ricerche (i progetti verranno resi operativi nelle prossime settimane) e di come il dottor Carraro abbia già preso contatto con il professor Zamboni per acquisire il bagaglio di conoscenze necessario a formulare con sicurezza la diagnosi di CCSVI</em>&#8221;</p>
<p>Ma questo è solo l’inizio di un lungo  e complesso cammino: “<em>E’ stata fondamentale la rete di collaborazioni scientifiche e il sostegno di fondazioni bancarie che appoggiano il progetto – afferma prof. Paolo Zamboni – Oltre agli studi clinici di trattamento, gli studi randomizzati in giro per l’Italia e nel mondo, è fondamentale la partnership con la prof. Alessandra Ferlini con cui abbiamo avviato uno studio pilota su un gruppo di 15 pazienti pubblicato in una rivista internazionale</em>”. </p>
<p>Alessandra Ferlini, che si occupa di genetica medica all’Università di Ferrara, spiega come abbiano definito un profilo genetico anatomico associato a questa patologia utilizzando uno studio e un metodo applicato innovativo. I<strong>l futuro obiettivo è valutare quanto il profilo genetico della SM si collega alle malformazioni venose cerebro spinali. Occorre, secondo Ferlini,  continuare con le collaborazioni, fare massa critica per raggiungere consenso scientifico con il fine primario di accelerare la ricerca per migliorare la qualità della vita dei pazienti</strong>.</p>
<p>Tre punti importanti da sottolineare, secondo Zamboni: prove scientifiche auto-evidenti della esistenza di CCSVI; ritardo degli studi randomizzati porta le persone malate a fare errati viaggi della speranza; la forza travolgente dell’interesse dei pazienti a livello internazionale.</p>
<p>Chiara Pannullo</p>
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		<title>Un test indica a che età le donne andranno in menopausa</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 21:17:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La menopausa è un periodo fisiologico della vita di ogni donna, ma vi è  spesso la tendenza ad affrontarla come se si trattasse di una malattia cronica. In realtà i disturbi più frequenti che la accompagnano sono di intensità molto variabile nelle diverse culture, e nella maggior parte dei casi possono essere controllati con provvedimenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-896" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/albo_dentisti_varese.jpg" alt="albo_dentisti_varese" width="350" height="358" /></p>
<p>La menopausa è un <strong>periodo fisiologico della vita</strong> di ogni donna, ma vi è  spesso la tendenza ad affrontarla come se si trattasse di una malattia cronica. In realtà i <strong>disturbi </strong>più frequenti che la accompagnano sono di intensità molto variabile nelle diverse culture, e nella maggior parte dei casi possono essere <strong>controllati </strong>con provvedimenti basati su <strong>comportamenti </strong>e su uno <strong>stile di vita</strong> <strong>salutare</strong>, e su un&#8217; alimentazione appropriata. Lo stesso a maggior ragione si può dire per i <strong>fattori di rischio</strong> per malattie degenerative che spesso si accentuano dall&#8217;età della menopausa: ipertensione, ipercolesterolemia, iperglicemia, osteoporosi, sovrappeso e per le malattie croniche che possono derivarne. Queste devono trovare la prima e più efficace risposta nella riscoperta di <strong>corrette abitudini di vita</strong>, nella educazione sanitaria alla gestione delle eventuali patologie instauratesi e, quando è necessario un intervento clinico, nel fare riferimento ai <strong>Medici di famiglia</strong> e alle cure primarie, più che ricorrere a livelli ultraspecialistici. L&#8217;<strong>ASL Città di Milano</strong> si augura che questo gradevole opuscolo, che fa divulgazione scientifica di ottimo livello, ben radicato nella cultura dell&#8217;assistenza sanitaria primaria e dell&#8217;educazione alla salute della comunità dei cittadini, sia utile alle donne a cui è dedicato, anche in quella interessante età della vita che è la <strong>menopausa</strong>. </p>
<p align="justify">I ricercatori hanno sviluppato un metodo accurato per predire l&#8217;eta&#8217; in cui una donna andra&#8217; in menopausa, attraverso un esame del sangue. La differenza tra eta&#8217; prevista dal test e quella in cui le donne sono andate in menopausa e&#8217; stata mediamente di 4 mesi. Prendendo campioni di sangue da 266 donne tra 20 e 49 anni che facevano parte di uno studio piu&#8217; ampio su grassi e glucosio, esperti di Teheran hanno misurato la concentrazione dell&#8217;ormone antimulleriano (Amh), prodotto dalle ovaie.</p>
<p align="justify">Chiara Pannullo</p>
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		<title>Una crema fai-da-te per le mani</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 13:01:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mani secche e screpolate? Non c&#8217;è sempre bisogno di correre ai ripari comprando creme costose. Esistono infatti alcuni metodi fai-da-te, economici, semplici e non impegnativi che tutti noi possiamo preparare facilmente; inoltre, produrre personalmente la propria crema è una coccola extra che ci regaliamo perchè dedichiamo qualche minuto a noi stessi e al nostro benessere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone size-full wp-image-888" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/cura-mani.jpg" alt="cura-mani" width="322" height="500" /><br />
Mani secche e screpolate? Non c&#8217;è sempre bisogno di correre ai ripari comprando creme costose.</p>
<p style="text-align: justify">Esistono infatti alcuni metodi fai-da-te, economici, semplici e non impegnativi che tutti noi possiamo preparare facilmente; inoltre, produrre personalmente la propria crema è una coccola extra che ci regaliamo perchè dedichiamo qualche minuto a noi stessi e al nostro benessere, cosa che sicuramente è più gratificante rispetto ad una corsa al supermercato per acquistare un prodotto per le mani di cui non conosciamo nemmeno gli ingredienti.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco qui una ricetta semplice, con materiali di facile reperibilità e soprattutto molto effiacie per idratare le nostre mani: <strong>la crema di patate</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Occorre procurarsi: mezzo chilo di patate dalla polpa farinosa, acqua di rosa e olio di mandorle dolci.</p>
<p style="text-align: justify">Poi bisogna far bollire le patate fino ache non diventeranno morbide. A questo punto si aspetta che diventino fredde, si sbucciano e si schiacciano. Questo purè va ora unito a 2 cucchiaini di acqua di rosa e 1 di olio di mandorle e il composto va impastato per qualche minuto.</p>
<p style="text-align: justify">La pasta ottenuta, morbida e profumata, va applicata sulle mani due volte al giorno.</p>
<p style="text-align: justify">I risultati sono garantiti: l&#8217;amido delle patate assicura infatti un grande effetto idratante.</p>
<p style="text-align: justify">La crema si può conservare qualche giorno nel frigorifero, poi andrà rifatta. Per questo motivo è bene non esagerate con le quantità.</p>
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		<title>Capelli sani e lucidi per sentirsi meglio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 13:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silviapremoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I capelli sono una caratteristica molto importante per le donne. Si presta infatti molta cura a questa parte del corpo che esprime femminilità e sensualità e rappresenta inoltre uno specchio della nostra personalità. Capelli in primo piano dunque, anche nella comunicazione non verbale: quante di noi, dando un taglio alla chioma, hanno voluto dare espressione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone size-full wp-image-884" src="http://iriswellness.it/files/2010/07/capellirossi.jpg" alt="capellirossi" width="416" height="530" /><br />
I capelli sono una caratteristica molto importante per le donne. Si presta infatti molta cura a questa parte del corpo che esprime femminilità e sensualità e rappresenta inoltre uno specchio della nostra personalità.</p>
<p style="text-align: justify">Capelli in primo piano dunque, anche nella comunicazione non verbale: quante di noi, dando un taglio alla chioma, hanno voluto dare espressione dei grandi cambiamenti all&#8217;interno delle loro vite o di importanti decisioni prese? E quante di noi, cambiando colore o sperimentando nuovi riflessi, hanno voluto scoprire o riscoprire parti di sè?</p>
<p style="text-align: justify">Se quindi i capelli sono per certi versi lo specchio del nostro Io, essi sono anche un&#8217;importante spia a livello di salute: sono i primi a cadere quando siamo sottoposte a particolari stress e manifestano, sfibrandosi e perdendo tono, le fatiche, i dolori, i mali di stagione che affrontiamo.</p>
<p style="text-align: justify">Curare i capelli dunque è importante sia dal punto di vista del nostro benessere che da quello salutare. Se avere i capelli in ordine, freschi, belli e puliti, ci fa sentire meglio quando ci relazioniamo agli altri, prenderci cura della salute delle nostre chiome gioverà anche al nostro corpo.</p>
<p style="text-align: justify">Senza usare solo ed esclusivamente prodotti come lozioni, shampii e trattamenti, sicuramente utili ma non sempre necessari ad ogni lavaggio, possiamo dunque fare tesoro anche di alcuni piccoli accorgimenti che, se eseguiti sempre, daranno sicuro giovamento.</p>
<p style="text-align: justify">Ad esempio, prestiamo attenzione alla temperatura dell&#8217;acqua quando li laviamo, che non deve essere nè troppo calda ma nemmeno troppo fredda. Massaggiare per qualche minuto la cute durante lo shampoo è spesso sottovalutato ma molto importante per la salute del cuoio capelluto e infine occorre ricordarsi di non usare , nella fonatura, getti d&#8217;aria troppo caldi e troppo vicini.</p>
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		<title>le bevande zuccherate aiutano a gestire lo stress</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tabata kee</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni lo demonizzano altri ne esaltano le proprietà: parliamo dello zucchero. Il Journal of Experimental Social Psychology riporta uno studio eseguito su volontari, a cui  venivano somministrate bevande zuccherate ( con dolcificanti o soluzioni naturali) in forti momenti di stress. Coloro che avevano bevuto le soluzioni dolci rispondevano in maniera meno aggressiva e gestivano meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://healthinmotion.files.wordpress.com/2008/07/116.jpg" alt="" width="300" height="360" /></p>
<p>Alcuni lo demonizzano altri ne esaltano le proprietà: parliamo dello zucchero.<em> </em>Il <em>Journal of Experimental Social Psychology</em> riporta uno studio eseguito su volontari, a cui  venivano somministrate bevande zuccherate ( con dolcificanti o soluzioni naturali) in forti momenti di stress. Coloro che avevano bevuto le soluzioni dolci rispondevano in maniera meno aggressiva e gestivano meglio le provocazioni di coloro a cui era stato dato il placebo. Quindi l&#8217;energia assunta tramite gli zuccheri aiuterebbe il cervello a mantenere sotto controllo gli impulsi  , inibendo gli istinti aggressivi. La ricerca evidenzia l&#8217;utilità dei risultati nei campi più disparati come il possibile miglioramento nei conflitti familiari o nelle diatribe tra automobilisti. Che dire : tenete una bustina di zucchero a portata di mano.</p>
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