Lo sport è come una “medicina” fa bene alla salute

La ricerca scientifica negli ultimi anni ha realizzato e in modo definitivo che l’esercizio fisico è in grado di avere un effetto più che positivo sulla salute psico-fisica delle persone che lo praticano con regolarità, senza distinzione di età e di sesso, anche se affetti da qualche malattia.
Tant’è che è andata nel tempo sempre più consolidandosi tra i giovani e i meno giovani la consapevolezza della necessità di dedicare una parte del proprio tempo libero all’attività fisica. E questo vale sia come strumento di prevenzione e trattamento per molte delle malattie oggi diffuse (per esempio obesità, diabete, dislipidemie, ipertensione, coronaropatie), sia come fattore in grado di migliorare la qualità della vita, sia, soprattutto per le giovani generazioni, come modo per acquisire un aspetto fisico “gradevole” che risponda ai canoni estetici imposti dai media.
Come una “medicina necessaria”, ora sono gli stessi medici a “prescriverla” e quindi suggeriscono di praticare l’attività fisica più idonea alle necessità, alle caratteristiche fisiche e psicologiche, all’età e allo stato di salute. Questo dovrebbe essere l’obiettivo principale per tutte le persone che vogliono utilizzare questo semplice ma efficacissimo strumento di prevenzione e terapia.
Una recente indagine, condotta su 16.000 persone della Comunità europea, sul tema “I cittadini dell’Unione Europea e lo Sport“, ha stabilito che la maggioranza dei cittadini europei passa più tempo davanti alla televisione o a navigare in Internet piuttosto che a svolgere un’attività sportiva.
E nel nostro Paese? In Italia pratica sport, almeno una volta alla settimana, il 31 per cento della popolazione, come nella maggior parte dei paesi del Sud Europa, mentre questa percentuale è largamente superiore in Finlandia, Svezia, Danimarca, Irlanda, Olanda e Regno Unito. Otto europei su dieci, anche se trascorrono la maggior parte del tempo libero in attività sedentarie, hanno affermato che lo sport è un momento essenziale per il miglioramento del benessere fisico e psicologico.
Questi dati non fanno che confermare i più recenti risultati di un’altra indagine svolta dall’ISTAT, “I cittadini e il tempo libero”, in base alla quale vi sono in Italia più di 21 milioni e 400 mila sedentari, ossia persone che non praticano alcuno sport o attività fisica. Il 30 per cento della popolazione svolge uno sport o più sport con continuità o saltuarietà, mentre il 31,2 per cento, pur non praticando sport, svolge un’attività fisica leggera (per esempio passeggiate, nuoto e bicicletta). Lo sport è praticato prevalentemente per passione o per piacere (62,9 per cento), per svago (42,8 per cento) e per mantenersi in forma (49,2 per cento). Nel 2000 gli sport più diffusi erano il calcio (compreso il calcetto), la ginnastica, l’attrezzistica e la danza, il nuoto e gli sport invernali.
Poi secondo l’ultima indagine Doxa Junior del 2002, i ragazzi dai 5 ai 13 anni dichiarano di avere in media 4 ore e mezza di tempo libero a disposizione per svolgere diverse attività extra scolastiche. La televisione occupa la maggior parte di questo tempo libero (29 per cento), seguita dal gioco a casa o fuori casa (28 per cento), dallo studio (17 per cento) e dall’uscire (13 per cento), mentre ben inferiore è il tempo occupato dallo sport (6 per cento).
Solo il 18 per cento dei ragazzi intervistati ha fatto sport durante l’ultimo giorno feriale precedente l’intervista. Tra gli sport praticati (a scuola o fuori scuola) sono stati indicati la ginnastica (57 per cento), il calcio (25 per cento), la pallavolo (21 per cento), il nuoto (17 per cento) e l’atletica leggera (13 per cento). La risposta alla domanda “Cosa rappresenta per te lo sport?” è stata: una forma di divertimento (per il 49 per cento), un gioco (per il 42 per cento), un modo di stare con gli amici (per il 38 per cento), un’attività che fa bene alla salute (per il 32 per cento) e un desiderio di sfidarsi (per il 23 per cento).
Ma è molto importante sottolineare che lo sport, praticato fin dai primi anni di vita, è in grado di indurre sostanziali benefici, di promuovere un buono stato di salute e di stimolare un adeguato sviluppo delle capacità motorie, sempre tenendo in considerazione l’età, le dinamiche dello sviluppo, le capacità fisiche e motorie del bambino e soprattutto i suoi gusti, per motivare sempre il suo interesse verso una pratica fisico-sportiva.
Lo sport pertanto è un ottimo trattamento per tutte quelle persone che hanno avuto un problema di salute, dai malati di cuore agli asmatici, dai diabetici agli ipertesi. Infatti, a parte alcuni sport che sono sconsigliati per evidenti controindicazioni (per esempio l’attività subacquea per i cardiopatici), i medici prescrivono una regolare attività fisica proprio a scopo terapeutico.
Attualmente però non abbiamo dati sullo svolgimento di attività sportive da parte, per esempio, degli asmatici e degli allergici. Studi molto attuali indicano che l’obesità infantile e la vita sedentaria risultano associati al rischio di asma. Frequentemente il paziente è riluttante a fare sport, cioè cerca di limitare le sue attività perché teme che queste peggiorino i suoi sintomi e che le condizioni in cui lo sport si svolge, per esempio caldo-umido nelle piscine, possano aggravare la malattie o scatenare una crisi.
Non sottovalutiamo poi che l’asma e le allergie hanno un impatto pesante nella vita quotidiana del paziente. Circa un asmatico su due lamenta limiti dovuti alla malattia nello svolgimento delle attività sportive e ricreative. Risultati analoghi sono stati evidenziati dall’indagine europea ‘Allergy, Living & Learning’, in base alla quale il 55 per cento delle persone con malattie allergiche respiratorie (asma e rinite allergica) si sente impedito nel fare attività fisica.
Per chi sta male, esistono diverse possibilità farmacologiche ed accorgimenti che dovrebbero consentire di vincere ogni paura e sfatare vecchie credenze e luoghi comuni.
Chi ha l’asma, l’allergia o soffre di cuore, se sotto controllo, deve poter condurre una vita del tutto normale. In nessun modo dovrebbe vedere compromesso il proprio stile di vita a causa della malattia, né dovrebbe essere condizionato dal contesto sociale ed ambientale in cui vive. In particolare, al bambino asmatico o allergico, vanno concesse tutte le prerogative di cui s’ avvalgono gli altri e quindi deve poter studiare, correre, giocare, fare sport, viaggiare e divertirsi come i suoi compagni.
E’ fondamentale pertanto ottenere e mantenere il controllo della malattia, per esempio nel caso dell’asma, significa ridurre al minimo i sintomi cronici, compresi quelli notturni, le riacutizzazioni e l’uso di farmaci al bisogno, azzerare i ricorsi alla medicina d’urgenza e consentire al paziente una normale attività quotidiana.
Questo diritto alla normalità comporta una vera e propria politica di interventi, dalla diagnosi al trattamento più innovativo, dall’educazione alla prevenzione e alla ricerca, nonché l’adeguamento delle strutture ambientali alle esigenze specifiche di chi ha l’asma.
Importanti sono le campagne di informazione sul significato di queste malattie e della loro gestione e di programmi educazionali strutturati volti al paziente e chi ha intorno (genitori, altri familiari, insegnanti, medici) per incoraggiare lo svolgimento di una regolare attività fisica, non trascurando quella sportiva, rispondente alle preferenze e alle inclinazioni individuali.
Chiara Pannullo


















































