Le allergie, conoscerle, combatterle
Lo sospettavamo tutti, ma gli scienziati ora confermano: con il global warming le sensibilizzazioni sono in aumento. Neostrategie anticrisi per sopravvivere (bene) a starnuti e altri guai di stagione.
Se siete tipi sensibili, è il momento delle contromisure. Perché anche se si sospettava da tempo, ora è stato dimostrato: il global warming e i mutamenti climatici degli ultimi 30 anni stanno dilatando la stagione dei pollini e la quantità di particelle nell’aria. Aumentano infatti e in modo considerevole il numero degli allergici, rendendo le cose ancora più complicate e fastidiose per chi ci soffriva già da tempo.
Lo attesta chiaramente una ricerca da poco pubblicata su Annals of Allergy Asthma & Immunology: “In Liguria piante tipo la parietaria dal 1981 al 2007 hanno prolungato la stagione di impollinazione di 85 giorni nell’arco dell’anno. L’ulivo e il cipresso di 18. Tanto che nel 2020 un bambino su due potrebbe avere delle sensibilizzazioni, e già oggi una persona su quattro ha qualche forma di allergia. Respiratoria, nella maggior parte dei casi. Ma non solo”, spiega l’immunologo Walter Canonica dell’Università di Genova, uno degli autori.
“La parola d’ordine per chi è alle prese con una malattia cronica, complessa e sfaccettata come l’allergia è integrare, cioè puntare sull’alleanza tra le varie medicine”, spiega l’omeopata Simonetta Bernardini, coordinatrice dell’équipe di medicina integrata dell’Ospedale di Pitigliano (Grosseto), primo in Europa ad affiancare ai classici medici allopatici un omeopata, un agopuntore e un fitoterapeuta nell’ambito di una sperimentazione di cinque anni che sta partendo proprio in questi giorni.
“Tutto nasce da un disequilibrio del sistema immunitario che diventa iperattivo e vede nemici ovunque. Il risultato è che basta un polline o un cibo comunissimo a farlo reagire in modo improprio con la liberazione di istamina, responsabile dei sintomi infiammatori (vedi raffreddore, asma, orticaria, fino a reazioni estreme tipo shock). In questi casil’allergologia classica mette in campo farmaci per sopprimere l’eccesso d’istamina e combattere l’infiammazione, dunque cura l’effetto, non la causa. L’omeopatia ha una filosofia opposta. Prevede dosi infinitesimali di istamina: un messaggio sottile, per riabituare il sistema di difesa alla pacifica convivenza. E poi cerca di curare il terreno allergico, la persona intera”.
Questo approccio olistico però va pianificato e organizzato nel tempo. Però se l’emergenza allergie si scatena in vacanza, anche l’altra medicina (oltre a quella classica) ha rimedi pronto intervento.
Frutti di mare e non solo. Aghi, dieta dei 5 sapori e granuli di Istaminum. Molti non lo sanno ma i pollini e certi tipi di frutta hanno in comune alcune molecole. Questa dunque è la ragione per cui chi ha il raffreddore da fieno spesso ha problemi anche con kiwi, papaya, pesche, albicocche, melone, ciliegie o altri frutti di stagione (gli allergologi le chiamano cross-reazioni).
Viaggiando, poi, capita di voler provare tutto e farsi tentare da qualche piatto esotico a base di granchi e molluschi (l’allergia ai crostacei è una tra le più comuni tra quelle alimentari). “I sintomi sono gonfiore alle labbra e alla mucosa orale, orticaria, prurito, sino all’asma, poco dopo mangiato”, dice ancora Simonetta Bernardini. “Ovvio che la prima cosa sarebbe evitare quei cibi. Ma se capita, per le reazioni più forti antistaminici e cortisone restano imprescindibili (è l’allergologo a prescrivere un kit pronto intervento con i farmaci da tenere sempre con sé). Se invece i sintomi si riducono a una semplice orticaria bastano Ribes Nigrum (rimedio usato per ogni tipo di reazione allergica), più Istaminum e Apis Mellifica per tre volte al giorno (da richiedere nelle farmacie con prodotti omeopatici)”.
Si può ricorrere anche all’agopuntura, come spiega Franco Cracolici, vicepresidente della Società Italiana di Agopuntura, uno dei consulenti dell’équipe di Pitigliano. “I principi a cui si ispira sono quelli della medicina cinese, che punta a restituire equilibrio con la dietetica dei cinque sapori (riducendo fortemente cibi acidi come agrumi, pomodori, alcol, nonché i dolciumi). Quindi attraverso gli aghi stimola la riduzione delle IgE (le immunoglobuline naturali prodotte dall’organismo nella risposta allergica), la produzione di cortisolo (il cortisone naturale), l’attivazione dei macrofagi (gli spazzini delle cellule). Non manca il “pronto soccorso” (chi viaggia spesso nei paesi asiatici lo sa bene): ovvero aghi sui punti 13 e 36 dei meridiani dello stomaco. La riduzione dei sintomi più fastidiosi è pressoché immediata”.
Reazione al sole. Ottimi aloe e camomilla anti-eritema. Un classico d’estate: l’eritema (ovvero pelle arrossata e gonfia) alla prima esposizione al sole. “Capita alle persone intolleranti, oppure a chi per motivi diversi ha sottoposto l’organismo a un accumulo di sostanze tossiche, di farmaci, stress», spiega la fitoterapeuta Emma Borrelli, docente all’Università di Siena, altro consulente dell’équipe di Pitigliano. «La fitoterapia ha un toccasana: l’aloe, un antinfiammatorio naturale da spalmare sulla pelle arrossata sotto forma di gel. Fanno bene anche tisane a base di camomilla, acacia e calendula, da bere fredde per reidratarsi e decongestionare”. E Simonetta Bernardini aggiunge: “Se l’eritema è grave, antistaminici e a volte il cortisone sono d’obbligo. Negli altri casi basta l’intervento più soft dell’omeopatia, con granuli di Urtica Urens e Istaminum”.
Punture d’ape. Misure d’urto formato penna e un omeo-vaccino. Inutile dirlo, è un’allergia rara ma pericolosa. Per fortuna le forme più gravi sono davvero poche, ma chi dopo una puntura d’ape ha avuto problemi non solo locali (vedi gonfiori, problemi respiratori) deve parlarne con un allergologo e in caso di vacanze wild e fuorirotta portare con sé cortisonici e adrenalina (oggi sono disponibili “penne” a scatto predosate per una somministrazione al volo). Se la reazione è più blanda, invece, l’omeopatia è l’ideale: “Il principio è sempre lo stesso: attivare l’autoguarigione abituando l’organismo a piccole dosi di veleno”, dice ancora Simonetta Bernardini. “Non a caso il rimedio si chiama Apis Mellifica, preparato a partire dall’ape intera macerata”. Quasi un vaccino.
Pollini & Co. Rimedi delicati: ribes nigrum. l’artiglieria: neocortisonici. Questa per molti è la stagione peggiore: l’aria è pregna di pollini di graminacee (erbe diffusissime nei prati), ma anche di parietaria e ulivo. Le cose in genere migliorano di questi tempi, verso metà/fine giugno, o allontandosi dalla pianura, sopra i 1000 metri e in riva al mare. “Soprattutto se l’allergia si è appena manifestata (capita sempre più spesso anche agli adulti), scoperto il polline a cui si è sensibili si può pensare a un vaccino (funzionano bene con la rinite, benino in caso d’asma)”, spiega l’allergologo Francesco Macrì dell’università La Sapienza di Roma. “Oggi i vaccini sublinguali (più agevoli e con meno effetti collaterali di quelli sottocutanei) sono i più prescritti, ma è una strategia di lungo corso. In piena stagione non resta che affidarsi ai farmaci sintomatici, per bloccare dall’inizio quella reazione a catena che dagli starnuti può progredire verso la rinite fino all’asma. Gli antistaminici orali di terza generazione (desloratadina e cetirizina, che danno meno sonnolenza) funzionano sempre, ma molti preferiscono terapie locali (vedi spray nasali a base di cortisonici) che controllano un po’ tutti i sintomi”.
Anche per l’asma cronica ci sono novità e trattamenti: “Uno steroide da inalare una volta al giorno (la ciclesonide), più sicuro perché si attiva solo quando arriva ai polmoni”, aggiunge Walter Canonica. “E per i casi più gravi un anticorpo monoclonale anti-IgE, per intercettare all’origine il problema”. Omeo-alternativa con le prescrizioni di Bernardini: “Poumon Histamine 30 CH (3 granuli per 3-5 volte al giorno); Ribes Nigrum (una goccia per ogni kg di peso prima di colazione). Da programmare per il futuro: pollini colpevoli alla trentesima diluizione come cura desensibilizzante. Da non sottovalutare l’agopuntura: nell’asma è davvero efficace”.
Chiara Pannullo


















































