Anziani depressi? Dipende anche dal Dna

30 settembre 2009 - pubblicato da Rossella Colapietra in Depressione, Mente

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Non solo solitudine, povertà e nostalgia di un passato che non può più tornare. Se un anziano su 10 è depresso è anche ‘colpa’ del Dna. E’ la conclusione di uno studio italiano pubblicato sull’ultimo numero dell”International Journal of Geriatric Psychiatry’, condotto dai geriatri dell’ospedale San Gerardo di Monza. Gli esperti del reparto guidato da Giorgio Annoni, direttore della cattedra e della Scuola di specializzazione di geriatria dell’università degli Studi di Milano-Bicocca, hanno infatti scoperto una particolare variante genetica che raddoppia il rischio di mal di vivere fra le ‘tempie grigie’.
In sintesi, dalla ricerca emerge che negli anziani la depressione ha anche una componente di predisposizione genetica. Un elemento che può contribuire a sbilanciare i livelli di citochine, particolari proteine responsabili della risposta infiammatoria. Lo studio, durato 6 mesi, ha coinvolto un centinaio di pazienti con età media pari a circa 80 anni, seguiti dall’ambulatorio di psicogeriatria del San Gerardo. Al termine del periodo di osservazione, è risultato che la depressione non dipende solo da fattori ‘esterni’ (per esempio l’isolamento famigliare o sociale, le difficoltà economiche, l’emarginazione, la sensazione di inutilità), ma è ’scritta’ anche nel Dna.
“Abbiamo notato un’interessante variabile presente nell’84% dei nostri pazienti depressi - spiega Annoni in una nota - E’ a carico del gene Tnf-alfa e si traduce in un rischio più che doppio di sviluppare la depressione, rispetto a quelle persone che non ne sono portatrici”. Secondo gli autori, questa osservazione apre nuove frontiere terapeutiche contro un’emergenza sempre più attuale. La depressione “è una patologia molto diffusa tra gli anziani: circa il 10% ne è colpito”, sottolinea il primario. Una sofferenza che, tra l’altro, “negli ultra 65enni è difficilmente diagnosticabile perché i sintomi (per esempio stanchezza, perdita di peso e di iniziativa) si confondono spesso con quelli di altre malattie geriatriche”, conclude.

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